Essere Istruttore

PERSONALITA’ DELL’ISTRUTTORE

Le brevi considerazioni che seguono sono, come si avverte dal titolo, di carattere generale ed esulano dalla specifica materia trattata. Esse sono state inserite nella presente dispensa non essendo parso il caso di predisporne altra per tale argomento; che potrà dagli istruttori essere più ampiamente sviluppato verbalmente. Tali concetti, del resto, si presuppongono già ben radicati nella mente di chi aspira a diventare istruttore nazionale di alpinismo.

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Coloro i quali sono preposti all’educazione ed all’insegnamento in qualsiasi campo delle umane conoscenza debbono possedere in sommo grado quelle qualità che pongono l’uomo ad un massimo livello etico e quelle relative allo specifico compito che sono chiamati ad assolvere.

Fanno parte delle prime: dirittura morale, educazione civica, spirito di sacrificio, preparazione culturale e senso della responsabilità; fanno parte delle seconde: competenza nella materia, capacità didattica, passione per la propria attività, senso critico e di osservazione.

Alcune di queste qualità sono insite nella natura e nella personalità dell’individuo, mentre altre si possono acquisire mediante la volontà, attraverso il tempo e l’esperienza.

Forse in nessun campo come nell’alpinismo la maggior virtù è costituita dall’esempio. L’istruttore quindi non è solo un capo-cordata in senso materiale, ma lo è anche in senso ideale.
I suoi allievi non lo seguiranno se egli non sarà sempre davanti a loro al capo del filo immaginario che ad essi lo lega, rappresentato dall’ascendente e dalla considerazione che egli deve meritare.

“Gli allievi ci guardano” dovrebbe essere la parola d’ordine dell’istruttore, non solo durante lo svolgimento delle lezioni, ma in tutte le altre circostanze in cui esso possa venire a trovarsi insieme ai suoi discepoli.

Se ciò può costituire un vantaggio agli effetti pratici per i benefici che si ricavano da questa forma di dimostrazione automatica, d’altra parte questo implica un serio impegno da parte degli istruttori: quello di essere in ogni momento irreprensibili nel costume e nelle lezioni.

Gli alpinisti debbono costituire già di per sé stessi un’aristocrazia nella gran massa di coloro che, con intenti diversi, coltivanmo l’esercizio fisico e l’amore per la natura. Fra di essi il corpo degli istruttori deve ancora emergere e distinguersi non solo per l’importanza ed il significato delle sue funzioni, ma ache per le qualità singole dei componenti e la loro preparazione tecnica e spirituale. Per ciascuno di essi la ricerca costante dello stile migliore di arrampicata che lo anima come ambizione tecnica deve accompagnarsi ad analoga ricerca di perfezione morale.

Per quanto rigurada l’esercizio delle proprie funzioni, l’istruttore non dovrà dimenticare i seguenti principi:

  1. Esser sempre all’altezza del compito a cui viene preposto; un istruttore in difficoltà verbale o pratica offre uno spettacolo poco edificante che rappresenta una menomazione, oltre che di sé stesso, del buon nome della scuola e del corpo cui appartiene.

  2. Anche nella forma esteriore deve essere inappuntabile: la sua tenuta, il materiale di cui si avvale, il modo stesso di comportarsi; egli deve comportarsi sempre come di fronte ad un esame.

  3. Durante lo svolgimento dell’attività didattica, dovrà essere disinvolto, sicuro di sé, pronto ed esauriente su qualsiasi questione trattata o che gli venga sottoposta.

  4. Nei confronti degli allievi deve essere sempre paziente, educato e corretto; la sua ambizione deve essere quella di convincere. Per riuscire deve prodigarsi senza risparmio. Non potrà pretendere se prima non avrà fatto tutto ciò che doveva per i suoi allievi, i quali riceveranno dalla sua azione tanti maggiori frutti quanto più grande sarà stata la dedizione posta dal loro maestro.

  1. Deve essere preciso ed esigente. In alpinismo non vi sono questioni che si possono considerare secondarie, ognuna di esse può avere in determinate circostanze importanza capitale. Non dovrà tollerare da parte dei suoi allievi tendenze alla superficialità, alla faciloneria ed al compromesso.

  2. Deve cercare di comprendere la mentalità di ciascuno dei suoi allievi per assecondarli o correggerli secondo i casi, in primo luogo la pesrsuasione, comunque richiedendo quei comportamenti la cui reiterata attuazione finirà per convincere l’allievo che la regola insegnata è la più utile e corretta.

  3. Nessun atteggiamento di ostentata superiorità e men che meno di prevenzione verso gli allievi che frequentano la scuola per imparare, non per essere trattati con degnazione da chi, pur essendo in quel momento maestro, è pur sempre un uomo e come tale soggetto a sbagliare.

L’istruttore deve proscriversi, in modo assoluto, virtuosismi esibizionistici della sua eventuale bravura. Essi, infatti, possono essere controproducenti, perché a volte smorzano l’entusiasmo di certi allievi volonterosi ma non ancora molto dotati, nei quali si imprime il dubbio, e forse anche la convinzione, che il corso sarà per loro, quasi sicuramente, tempo sprecato; mentre la fiducia e la perseveranza sono elementi indispensabili per riuscire in ogni umana manifestazionee specialmente nell’alpinismo.

In breve l’istruttore deve dimostrare di possedere una personalità ed un carattere. Il senso di responsabilità, morale e materiale, che esige il suo lavoro deve conferirgli la coscienza e la risoluzione necessarie perché sia svolto con la serietà che si richiede ad una attività che, se trae le sue origini da basi spirituali, comporta d’altro canto conseguenze di ordine pratico che possono coinvolgere la stessa esistenza degli individui che praticano l’alpinismo.

Il senso dell’importanza della sua missione deve contribuire alla formazione ed al perfezionamento di quei requisiti la cui somma costituisce la persona fisica e morale dell’istruttore. La sicurezza di essere degno di questa qualifica e la fiducia nelle proprie possibilità derivantegli dalla esperienza vissuta e dai sacrifici compiuti per pervenire a questa posizione di privilegio e di responsabilità nel campo dell’alpinismo, devono infondergli la tranquillità d’animo propria di coloro che hanno convinzione di “essere a posto, al loro posto”, per un lavoro da svolgere che è, insieme, una questione di capacità ed una ragione ideale, per uno scopo, da conseguire, nobile ed elevato quale quello di rendere avveduti ed esperti i giovani che si apprestano ad affrontare le difficoltà ed i pericoli della montagna.

Note introduttive a “Tecnica di Roccia” – 2^ Edizione – 1963 di S. Grazian – C. Negri – A. Zadeo

( Dispensa n. 6 del Club Alpino Italiano – Commissione Nazionale Scuole di Alpinismo )